venerdì 22 febbraio 2013
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Eva e i preti
Eva e i preti
“I peccati delle donne nel Medioevo”
non è un romanzo fantasioso, nonostante si fatichi a credere che, seppur in
un’altra epoca, vi sia stata una mentalità tanto chiusa e bigotta. Si tratta di
un saggio scritto da uno storico francese esperto di storia medioevale.
Il volumetto si presenta suddiviso
in quattro parti: la prima tratta nello specifico i peccati delle dame nel XII
secolo; la seconda, “La caduta”, affronta il problema
dell’origine dei mali del genere femminile, ossia il peccato di Eva; il terzo
si intitola “Parlare con le donne”, e l’ultimo tratta brevemente della
concezione medioevale dell’amore.
Nonostante si tratti di un’opera
scientifica in quanto storiografica, il linguaggio utilizzato è chiaro e
diretto, la trattazione sintetica ma esauriente (circa 140 pagine) e la lettura
risulta estremamente intrigante. La curiosità è tanta ed è mossa dal pensiero
ricorrente “ma come si poteva vivere in una simile epoca?” a cui l’autore ci
induce, seppur implicitamente, facendoci porre degli interrogativi di non
facile risposta.
Le fonti su cui si basa Duby sono
gli scritti di monaci e alti prelati, sempre e solo di sesso maschile. Ciò
costituisce però un limite all’indagine storiografica in quanto ci fa conoscere
solo attraverso fonti “indirette” come venivano trattate le donne, a cui
purtroppo non era consentito l’accesso alla cultura nella stessa misura degli
uomini, e che quindi non potevano esprimersi liberamente data al loro condizione
di subalternità.
Ad ogni modo scopriamo che i tre
peccati più imputati al gentil sesso sono l’aggressività, la lussuria e
la stregoneria.
Ingannevoli e perfide per natura, tentatrici e dagli appetiti insaziabili, sono un pericolo da rifuggire. A tal proposito l’autore sintetizza in questo modo i testi di Stefano di Fougères, cappellano di Enrico Plantageneto:
Ingannevoli e perfide per natura, tentatrici e dagli appetiti insaziabili, sono un pericolo da rifuggire. A tal proposito l’autore sintetizza in questo modo i testi di Stefano di Fougères, cappellano di Enrico Plantageneto:
“…scopre nella natura femminile tre
difetti principali: secondo lui, esse sono in primo luogo portate a deviare il
corso delle cose, dunque a opporsi alle intenzioni divine, servendosi di
pratiche – per lo più la cucina- delle quali si tramandano il segreto.
Tutte più o meno streghe, le dame si
riuniscono per preparare misture sospette, a cominciare dal belletto, dagli
unguenti, dalle paste depilatorie delle quali si servono per modificare il
proprio aspetto fisico, per presentarsi, da imbroglione, davanti agli uomini:
le puttane si fanno vergini e le brutte e le rugose si fanno belle”.
L’utilizzo dei cosmetici era infatti
aspramente condannato dagli uomini di Chiesa del tempo in quanto superbo
tentativo di interferire e modificare quanto creato da Dio e perciò annoverato
tra i peccati veniali.
Tra i peccati mortali della peggior specie tipici del sesso femminile troviamo invece l’aborto, l’infanticidio, l’omicidio del marito tramite veleni e pozioni, il maleficio e, al primo posto, la lussuria e l’adulterio.
Tra i peccati mortali della peggior specie tipici del sesso femminile troviamo invece l’aborto, l’infanticidio, l’omicidio del marito tramite veleni e pozioni, il maleficio e, al primo posto, la lussuria e l’adulterio.
“Le dame sono ribelli, le dame sono
perfide, vendicative e la loro prima vendetta è quella di prendersi un amante”.
Secondo i prelati medioevali, le
donne sfuggivano agli ardori del marito e fuggivano invece con l’amante con cui
sfogavano tutti i loro istinti carnali, andando a nascondersi persino nelle
chiese per consumare gli atti impuri, purché vi fosse il favore delle tenebre;
come le streghe infatti, esse amavano il buio. E quando ciò non era possibile,
ricorrevano ad altri espedienti per saziare i loro appetiti, anche se ciò
significava avere rapporti con altre donne. Ecco un esempio di interrogatorio
che il confessore faceva alle povere penitenti:
“Hai fatto quel che certe donne
hanno l’abitudine di fare, hai fabbricato una certa macchina della grandezza
adatta a te, l’hai usata nello spazio del tuo sesso o in quello di una compagna
e hai fornicato con altre donne cattive o altre con te, con questo strumento o
altro?“
Il piacere era visto come un grave
peccato e la regola imponeva di mantenersi fredde e frigide durante i rapporti
con il marito, a cui ovviamente non potevano opporsi perché l’uomo doveva dar
libero sfogo alle sue pulsioni.
“Il peccato è dunque una sovversione
dell’ordine naturale, in cui la parte spirituale si abbassa fino a
sottomettersi alla carnale”.
La natura tentatrice e malefica
della donna era imputata al peccato originale commesso da Eva, e numerosi
studiosi della Bibbia ritenevano addirittura che la colpa dei nostri
progenitori fosse in realtà un peccato carnale. Eva tradita dalla sua stessa
sensualità. Adamo tradito dalla donna debole e tentatrice.
Inoltre si dava fondamento scientifico alle folli tesi sostenute da quegli uomini di Chiesa la cui paura nei confronti della donna era ancor maggiore di quella di altri uomini per ovvi motivi:
Inoltre si dava fondamento scientifico alle folli tesi sostenute da quegli uomini di Chiesa la cui paura nei confronti della donna era ancor maggiore di quella di altri uomini per ovvi motivi:
“All’interno dell’anima, e nello
stesso rapporto gerarchico, coesistono la pars animalis,
attraverso la quale il corpo è comandato, e la ratio, alla quale
la parte animale è subordinata. La ratio è detta virilis: la
ragione non è altro che il principio maschile; quanto al femminile,
s’identifica con l’appetitus, il desiderio. La donna, come l’uomo è
dotata di ragione; tuttavia in lei predomina la parte animale, quella che
desidera; mentre nell’uomo prevale la parte razionale, dunque lo spirituale”.
Ecco che l’essenza della donna
arriva ad essere identificata con la bestialità, il non controllo di sé, e
necessita pertanto della guida e della presenza redentrice dell’uomo a cui deve
sottomettersi vita natural durante.
E per finire, un piccolo accenno al capitolo dedicato al concetto di amore, in cui si distingue il sentimento puro e spirituale da quello sporco e carnale:
E per finire, un piccolo accenno al capitolo dedicato al concetto di amore, in cui si distingue il sentimento puro e spirituale da quello sporco e carnale:
“Quando il desiderio si proiettava
verso l’alto, verso la spiritualità, verso Dio, era chiamato caritas, quando si
volgeva verso il basso, verso le cose terrene, era chiamato cupiditas”.
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